CAROLA GUAINERI 
KIN 金
KINTSUGI DI ANITA CERRATO

MAGGIO- GIUGNO 2021

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Su di un piano le pratiche:

                               lo sviluppo fotografico per CG; la tecnica giapponese del Kintsugi per AC

 

Su di un piano gli oggetti: 

il momento raccolto e composto in un'immagine fotografica; un filamento d’oro che raccoglie e compone, nuovamente, le crepe di un oggetto andato in frantumi

 

Su di un piano il gioco 

di Echi

                      Rimandi

                        Richiami

                           Rimbalzi

che la loro collaborazione suggerisce.


 

Quando un oggetto, fragile, solitamente vasi di ceramica, si rompe, lo fa in modo irregolare. I pezzi sembrano irrimediabilmente sparpagliati. L’oggetto, come svaporato in quei frammenti.

In Giappone, allora, lo si affida ad un artigiano che conosca il Kintsugi e ne abbia l’abilità. 

Una traccia d’oro, seguendo le irregolarità delle fratture, ricompone quei fragmenti, ridestando la forma dell’oggetto. Riconsegnandolo allo sguardo. 

Come ricomporre un film da i frame di una pellicola smembrata. L’originale è perduto, per sempre, quel che ne emerge è una cosa diversa, forse nuova, certamente unica.

Dalle bacinelle dello sviluppo fotografico puoi vedere l’immagine che prende forma, lentamente, comporsi nei chiari e scuri. Da quello che è solo un misurato pulviscolo di luce, si sveglia una forma.

 

Oltre la tecnica del Kintsugi, oltre la pratica dello sviluppo analogico, nel loro connubio c’è un qualcosa che è semplicemente celato? forse custodito? 

 

Cosa c’è sotto quel filamento d’oro? Cosa c’è sotto l’attimo rappreso in una fotografia?

 

E se fosse un rumore, o un suono? Magari una parola?

 

Il rumore di un vaso che si rompe. Il suono che circonda il momento in una fotografia.

 

Sotto l’abile tessitura di quel filo d’oro vi è l’eco del rumore di un vaso che si rompe, il rumore di una fotografia che si è strappata.

 

Già, perché il fascino, o per alcuni solo la curiosità, di una tecnica come quella del Kintsugi, è di non nascondersi. È  nel non-esser-invisibile, nel non avere la pretesa di restituire l’oggetto ad una sua presunta originalità. Al contrario, è ben visibile il suo intervento. Fino al punto da esserne parte integrante, e non semplicemente una cicatrice. Quel filo dorato non ripara solamente, crea.

 

Se a rompersi è una fotografia? Un vaso è un oggetto concreto, rimanda ad un uso. Una fotografia invece a cosa rimanda? E cosa evoca l’intervento del Kintsugi. È qui che la collaborazione tra CG e AC assume le valenze del gioco e del rimando, dei richiami e degli echi……..e intende suggerire un invito a interrogarsi su alcuni aspetti che ci riguardano, non solo individualmente.

In aggiunta hanno sentito il bisogno di far intervenire la ‘parola’ che le accompagnasse, come eco appunto, come rimando, come richiamo, come ulteriore filo o possibile ulteriore ri-composizione. 

Ogni fotografia/ricomposta evoca qualcosa, più o meno esplicitamente, senz’altro cerca e trova il suo valore nella triangolazione tra il rapporto artistico di CG, AC e lo sguardo di uno spettatore cui è sussurrato, gentile, il loro invito a interrogarsi 

E così la serie di fotografie/strappate/ricomposte può essere la traccia di un percorso,, forse ciascuno dei lavori qui presentati sono solo “le mie orme lasciate sulle labbra del mare” (cit. A. Ginsberg), come vediamo nella prima dell 13+1 foto di CG, e insieme invitano a ridare forma a quel cammino che lega ciascuno a qualcuno 

                                 dei nostri desideri 

                                      dei nostri bisogni……


Luigi Guaineri        

KIN 金 (oro in giapponese) è una selezione di 14 fotografie stampate in camera oscura da Carola Guaineri, poi strappate e riassemblate attraverso la preziosità di un filo d’oro da Anita Cerrato.