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Il respiro di Poveglia

Avvicinandosi al lavoro fotografico su Poveglia di Beatrice Mancini, il cui libro è uscito a novembre 2017 per Milieu Edizioni (Il respiro di Poveglia, testi di  Christian Elia, con esordio giovedì 16 novembre alle ore 18.30 presso la Libreria Cultora di Milano) è impossibile non ricordare immediatamente l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.

La Spoon River italiana si trova a sud di Venezia lungo il canal Orfano, in quel tratto di laguna che va verso il porto di Malamocco. Poveglia è proprietà del demanio; per visitarla servono particolari autorizzazioni oppure si può fare come Beatrice Mancini: rivolgersi a un barcaiolo (forse il traghettatore del libro) e farsi portare lentamente nella nebbia verso questi sette ettari abbandonati.

Poveglia è costituita da tre isolette: quella circolare dell’ottagono, quella edificata e, infine, quella verde. L’unica parte oggi percorribile è quest’ultima, a meno di non aprirsi varchi nella vegetazione che sta inghiottendo ogni cosa. Disabitata dal 1968, Poveglia è frequentata – illegalmente- da turisti a caccia di emozioni: nel 2009 infatti la trasmissione americana Ghost Adventures dedica una puntata all’isola e ai suoi fantasmi. Vero? A leggere i racconti di Christian Elia in qualche modo sì.

Otto storie brevi, ambientati negli edifici ancora riconoscibili i cui resti entrano come viscere scoperte nelle foto di Beatrice Mancini. Otto voci del passato, tra storia e fiction, che si rivolgono a un visitatore immaginario. Passando dal Lazzaretto e i profughi di Padova–Este, dall’epoca d’oro del commercio del pesce e quella dolorosa della devastazione della guerra di Chioggia, dai marinai in quarantena e dall’ospedale, fino al manicomio e alla casa di risposo.

Poveglia infatti nel corso dei secoli è stata tutto questo. Per la sua posizione strategica fu avamposto militare e arsenale durante la Repubblica Serenissima. Fu lazzaretto durante la peste nera, isola di quarantena per marinai (nel 1828 venne lasciata in quarantena una giraffa, mandata in dono dal vice Re d’Egitto all’Imperatore d’Austria Francesco I). Nel 1922 Poveglia ospitò quella che all’apparenza era una casa di riposo per anziani, di fatto un “reparto psichiatria” come ancora si legge sulle pareti all’ingresso della struttura.

Se quindi Il respiro di Poveglia ci porta con la mente a Spoon River, con il cuore di chi ama la fotografia ci riporta indietro di qualche anno quando uno dei sogni più affascinanti di tutta la letteratura è diventato mostra fotografica.  Era il 2006 quando il giovane William Willinghton presenta in anteprima in Italia Spoon river, ciao, fotografie scattate a Spoon River (Illinois, USA) accompagnate da testi inediti di Fernanda Pivano. E sceglie di farlo, come Beatrice Mancini, non in una galleria ma in contemporanea nelle librerie Feltrinelli di Milano, Roma, Bologna, Genova, Firenze, Napoli e Bari.  Sette mostre per le quali non era necessario acquistare un biglietto, favorendo un contatto anche con un pubblico non specializzato e giovane.

Così Beatrice Mancini sceglie un luogo differente grazie alla collaborazione con la galleria fotografica Expowall che partecipa per il secondo anno a Bookcity Milano allestendo nuovamente una mostra presso il Foyer Alto del Teatro Franco Parenti (via Pierlombardo, 14 – Milano). Portare le fotografie fuori dalla galleria significa per Expowall essere in piena sintonia con l’intento di Bookcity di occupare la città, anche nei suoi luoghi meno convenzionali, con presentazioni, reading, mostre, spettacoli e dialoghi. Così abbinare fotografie e libri, o fotografie e racconti come nel caso di Beatrice Mancini e Christian Elia, diventa ammonimento.  Perché Poveglia sia un monito della storia e della vita della Laguna, che continua a specchiarsi nella Malamocco di oggi, come una profezia, rispetto a quello che accade a Venezia e dintorni, in bilico tra la sua identità e un futuro solo per visitatori.

 

Appuntamenti:

Il respiro di Poveglia,  Fotografie di Beatrice Mancini, testi di Christian Elia, Milieu edizioni presentazione Giovedì 16 novembre alle ore 18.30, Libreria Cultora, via Lamarmora 24, Milano

Il respiro di Poveglia , Reading con gli autori (Il dottore, il ribelle, la milionaria, l’appestata, il marinaio, la pazza, il pescatore, il custode)
Venerdì 17 novembre ore 19:00
Sabato 18 e domenica 19 novembre ore 12:00  e ore 18:30
Teatro Franco Parenti – Foyer Alto , via Pierlombardo 14 – Milano

Bookcity Milano 2017

 

Beatrice Mancini è specializzata in fotografia di reportage e di ricerca. Il suo progetto Princess of Waterland è stato esposto a Venezia, Milano, Padova e Firenze. Pubblica su diverse riviste tra cui GEO, D di Repubblica, Focus Storia, Gioia, GQ, Corriere della Sera, La Stampa, Il Giorno, Cartier Art.

Christian Elia giornalista, è stato inviato
di PeaceReporter e di E-il mensile in Medio Oriente, Balcani, realizzando reportage in 
più di quaranta paesi. Per le sue cronache delle rivolte arabe ha vinto il Premio Baldoni e il Premio Giornalisti del Mediterraneo. È autore di Oltre il muro e Storie in fuorigioco,
 e dei documentari The Empty House e A different crisis. Collabora con alcune delle più importanti testate giornalistiche italiane.

 

Nota a margine: Nell’estate 2018 verrà indetta la seconda asta per affidare l’isola per una durata di 99 anni. Le offerte della prima asta, era il 2014, vennero ritenute incongrue: Luigi Brugnaro, imprenditore e attuale sindaco di Venezia, offrì 513mila euro; l’Associazione “Poveglia per Tutti” volendone mantenere l’uso pubblico lanciò la campagna 99 euro per 99 anni arrivando a 4500 iscritti da tutto il mondo e offrì 160mila euro.

PRONTI PER BOOKCITY? CI VEDIAMO DAL 16 DI NOVEMBRE

Bookcity Milano è alle porte. Dal 16 al 19 Novembre, la città sarà animata da centinaia di iniziative, eventi e mostre. E noi parleremo di fotografia e immagine.

Protagoniste di questa edizione di Bookcity Milano (tag #BCM17) le librerie, che daranno il via alla manifestazione con un giorno in anticipo. Sarà organizzata una festa diffusa in decine di negozi in cui trovare l’intero programma dell’iniziativa e la spiegazione in anteprima temi, incontri, idee e letture per scoprire i protagonisti di quest’anno. Altra novità: l’attenzione verso le periferie. Gli eventi saranno organizzati anche in luoghi decentrati e addirittura nelle case private dei cittadini. E si è persino organizzato un itinerario urbano di quattro giorni nei quartieri che circondano il centro!

Bookcity Milano alla quinta edizione i numeri aumentano, le partnership si solidificano e gli incontri organizzati diventano sempre più imperdibili.

Come l’anno scorso, Expowall porta le fotografie fuori dalla galleria, in piena sintonia con l’intento di Bookcity di “occupare la città”, con eventi più che mai interessanti:

  1. Dal 17 al 19 novembre saremo presenti al Teatro Franco Parenti con la mostra fotografica Il respiro di Poveglia. Le fotografie di Beatrice Mancini ci immergeranno in un viaggio tra storia e immaginazione. Vite di passaggio in questa Spoon River italiana che si trova a sud di Venezia lungo il canal Orfano, in quel tratto di laguna che va verso il porto di Malamocco. Ci trovate nel foyer alto del teatro dove venerdì 17 alle 19.00 e sabato 18 e domenica 19  alle 12.00 e alle 18.30: leggeremo insieme i testi di e con Christian Elia. Il giorno prima, giovedì 16 novembre alle 18.30 presenteremo in anteprima il libro catalogo della mostra.  Appuntamento presso la Libreria Cultora di via Lamarmora 24, una nuova libreria di quartiere specializzata in editoria indipendente. Vale davvero la pena per la cura con cui la scrittrice Laura Busnelli e l’editore di Historica edizioni Francesco Giubilei scelgono i titoli.
  2. In galleria, quindi torniamo in via Curtatone 4, dal 14 di novembre proponiamo Book sculptures, il lavoro che l’artista Andrea Albanese ha realizzato in esclusiva per Bookcity Milano con l’allestimento di Angelo Bianchi. Colore denso, materia che si fa spessa intorno alle pagine. Poesia. Venerdì 17 novembre 2017 alle ore 17.00 (!) chi lo desidera potrà consegnare i propri libri da reinventare attraverso il lavoro dell’artista. Un originalissimo regalo di Natale!
  3. Infine Domenica 19 Novembre alle 15.00 ci vediamo allo Starhotels Anderson con Alberto Maestri, tech editor @Ninja Marketing e competence leader @OpenKnowledge, e Cecilia Mattioli, blogger di letteratura per la presentazione del nuovo libro di Paolo Schianchi, tra i principali teorici di Visual Marketing e esperto di cultura visiva. Attenti perché non è un saggio tradizionale ma un nuovo genere letterario di visual literacy post-web.

Riferimenti:

Il respiro di Poveglia Fotografie: Beatrice Mancini Testi: Christian Elia | pagine: 128 (immagini) testi: italiano/inglese prezzo: 19,90 €

Paolo Schianchi, Paolo Schianchi non esiste, Dario Flaccovio Editore, Palermo, 2017

Un assaggio da Book Sculptures di Andrea Albanese:

bookcity book sculptures andrea albanese

Ci vediamo a #BCM17!
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Syncretic New York

Il testo critico di Paolo Schianchi sulla mostra fotografica ELECTRI-CITY di Giuseppe Di Piazza

New York, New York e ancora New York, la metropoli di cui conosciamo, anche senza esserci stati, scorci, atmosfere, immaginari, persone e quant’altro. In effetti è una delle città più iconiche del Novecento ed è sempre più difficile raccontarla nella nostra epoca, quella in cui, grazie alla rete, non vediamo più nulla per la prima volta.
A darle una ritrovata connotazione figurativa ci ha pensato Giuseppe Di Piazza con le sue immagini che mostrano il sincretismo visivo di un tale complesso agglomerato urbano.
Ma andiamo per ordine.

 

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Oggi attraverso i new media la nostra cultura visiva, incuneandosi fra chi siamo e ciò che percepiamo del mondo, ha portato tutti ad avere un immaginario al tempo stesso individuale e condiviso di qualunque luogo, perché sempre lì pronto ad essere osservato su di uno schermo attraverso un click. Un processo che si è sviluppato grazie alle cosiddette immagini sincretiche.
Si tratta di raffigurazioni che gemmano le une sulle altre senza pregiudizi, poiché contengono talmente tante valenze da essere sempre al presente, attuali e senza tempo, libere di narrare ogni traccia presente sul territorio. Ovvero sono la fusione di elementi visivi impressi sulla superficie dell’immaginario e dalla memoria individuale, utilizzati per mostrare l’immaginario e la memoria collettiva, sincronizzando il tempo di chi produce visioni con quello di chi le osserva. Allora la Grande Mela nella nostra contemporaneità è tutto quell’insieme visivo che conosciamo di lei, spaziando da Sex and the City alla Trilogia di New York di Paul Auster, dalle iniziative dei suoi musei alle fotografie d’autore raccolte in libri editi in tutto il mondo, dalla Factory di Andy Warhol al capodanno a Time Square, da un racconto di viaggio al crollo delle Torri Gemelle, dalle feste di rimando etnico nei diversi quartieri a Colazione da Tiffany di Truman Capote, dalla moda nelle sue strade alle persone che corrono in Central Park e tutto quanto sia stato comunicato, letto e visto di questa città, rendendola l’immagine di se stessa. Insomma le immagini sincretiche hanno trasformato l’immaginario evocato per anni dalle parole nel suo ritrovato complementare espressivo contemporaneo: la raffigurazione.

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L1041810Coney_Island_cineseUn cambiamento culturale che è visibile, in modo diretto e preciso, negli scatti di Giuseppe Di Piazza, il quale riesce a manifestare tutto il sincretismo annidato in ognuno di noi. A ben vedere le sue raffigurazioni di New York, sfocate e in movimento, esistono e si ricompongono nell’istante in cui le si guarda, lasciando chi osserva, ed ecco la sua grande forza espressiva e creativa, libero di ricondurle a una personale narrazione. Ma attenzione, Giuseppe Di Piazza compie tale azione visiva guidando magistralmente l’occhio di chi guarda. La sua infatti è un’estetica talmente contemporanea da trovare la propria bellezza nell’interscambio fra autore e spettatore, in quanto utilizza una nebulosa visiva composta da sfocature e movimenti della camera in cui tutto questo avviene con semplicità, senza forzare chi osserva, ma al contempo guidandolo nel rintracciare la Grande Mela che alberga in lui.

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Allora le strade, i palazzi, lo skyline, la metropolitana, le persone, il Grand Central Terminal, i locali pubblici e quant’altro Giuseppe Di Piazza immortali di New York, assume un nuovo valore partecipato, diventando l’anello di congiunzione visiva fra gli immaginari di colui che fotografa e quelli di chi guarda le sue raffigurazioni. Riesce quindi a coniugare la realtà di New York con ciò che ci si immagina, ma tenendo le redini ben salde, allo scopo di palesare una visione personale e sempre nuova, quella, fuggevole e mediatica, ormai completamente immersa nella cultura visiva post-web.
Sarà balzato all’occhio che non si è utilizzato il termine fotografia, ma immagine. Una scelta consapevole, perché quanto prodotto da Giuseppe Di Piazza valica il concetto di fotografia tradizionale, traghettando questa disciplina nell’attualità: quella dove l’oggetto che consumiamo per apprendere e comunicare viene appunto chiamato immagine.

Paolo Schianchi

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Presso: la più bella esposizione è quella in cui intorno scorre la voglia di incontrarsi.

La fotografia deve stare nei luoghi vivi. Presso dimostra che la più bella esposizione immaginabile è quella in cui intorno scorre la voglia di incontrarsi.

Presso è un’iniziativa imprenditoriale fortemente innovativa nel campo.. Beh, è difficile definire il campo in cui opera Presso, ecco un altro indizio di innovazione!
Presso è uno showroom (in realtà più di uno, via Paolo Sarpi 60 e via Marco Polo 9 – Milano) progettato per accogliere persone, arredato con le più belle creazioni del design italiano a disposizione di chiunque per il tempo che desidera. Un formato nato per favorire l’interazione tra il prodotto e il suo pubblico. Da Presso si cucina, si guarda un film, si chiacchiera in uno spazio progettato e attrezzato come una casa ideale, casa tua, per stare insieme a amico e clienti. Bello vero? Facile utilizzarlo, geniale inventarlo e seguirlo con cura e attenzione, con progettualità che è insieme accoglienza e marketing.
Nei primi sei mesi di quest’anno la location di Porta Nuova ha registrato 148 giorni di apertura, 73 eventi e 4.000 ospiti con un tempo di permanenza medio di due ore e quaranta minuti.
Numeri importanti per l’arredo e il design (pensiamo ad esempio al progetto “Cont[r]act – Relationship for your business“, portato avanti insieme a aziende leader e riferimento nel mondo del design come Alessi, Artemide, Cappellini, Dornbracht e Fontanot) ma anche per la fotografia. Presso infatti ospita una parte dell’archivio di Expowall dedicato al paesaggio urbano milanese e in particolare al nuovo quartiere di Porta Nuova.
Se, come amava dire Folon,  il più bel museo del mondo è la strada, perché tutto ciò che è creatività esposta nei luoghi vitali non ha confronto, Presso dimostra che la più bella esposizione immaginabile è quella in cui intorno scorre la voglia di incontrarsi.

Le fotografie esposte da Presso Porta Nuova fanno parte del lavoro di ricerca che Expowall ha condotto sul nuovo paesaggio urbano milanese. Tutte le foto sono in vendita.

 

Agosto a Milano, le migliori mostre di Fotografia

Per gli appassionati di fotografia agosto a Milano può essere un buon momento per godersi qualche mostra.
Cominciamo con quelle presentate ieri a Palazzo Marino nel palinsesto di Expo in Città #MilanoaPlaceToBE, il modello di marketing territoriale adottato dalla Grande Milano realizzato in partnership tra Comune di Milano e Camera di Commercio:

1. Slitscape di Claudio Sinatti, un inedito dell’artista scomparso prematuramente nel 2014. 27 immagini realizzate tra Milano, Dubai e New York con la tecnica dello slit-scan (scansione a taglio), una ripresa fotografica in movimento e con un’esposizione prolungata. Fino al 4 settembre al Museo del Novecento.
2. La nostra storia. Ieri e oggi nelle fotografie de l’Espresso, 450 immagini dei gradi fotografi di agenzia e dei maestri del fotogiornalismo, tra cui  Mauro Vallinotto, Letizia Battaglia, Uliano Lucas, Dana Stone (reporter americano in Vietnam e Cambogia ucciso a 32 anni dai khmer rossi), Massimo Sestini (fotografo zenitale che ha documentato i barconi di migranti nel mare di Lampedusa) fino a Alex Majoli con le foto della strage del Bataclan a Parigi il 13 novembre 2015. Da a segnalare la sezione dedicata a Milano Capitale dagli anni ’50 fino a Expo 2015. Fino all’11 settembre a Palazzo Reale.
3. Duro Jankovic: fotografo croato, artista europeo. La mostra raccoglie i lavori più rappresentativi del fotografo croato dal 1923 al 1953. Dall’1 al 13 agosto, Ex chiesa di San Carpoforo, via Fomentino 10

Fino al 12 settembre è ancora aperta la XXI Triennale di Milano che prosegue la propria programmazione in diversi luoghi della città. Tra le varie mostre segnaliamo quella di due fotografi vicini alla nostra galleria, Michele Nastasi e Marco Introini.
Nel solco delle nostre esposizioni dedicate al paesaggio urbano, la mostra People in Motion curata da Michele Nastasi, che si inserisce nel gruppo di mostre City After the City, affronta il tema delle migrazioni combinando la fotografia con filmati, quadri e immagini satellitari in una grande video installazione. Experience, ex Area Expo, nei due padiglioni del sito prospicienti la piazza di ingresso al Cardo dalla passerella di Cascina Merlata.
Marco Introini, fotografo del progetto Warm Modernity. Indian Architecture, building Democracy frutto di una ricerca Italo-Indiana durata 5 anni, racconta lo sviluppo delle città indiane nei territori post coloniali sul modello dell’architettura partecipata, un scelta di democrazia volta l’inclusione interculturale. Museo Diocesano, Corso di Porta Ticinese, 95.

Portfolio: evitare di occupare la galleria

Irrompere in galleria non è il miglior modo di farsi apprezzare

Dall’apertura di Expowall, otto mesi fa, la galleria è stata meta di pellegrinaggi di sedicenti fotografi che senza farsi annunciare hanno occupato scrivania e computer con mazzi di chiavette usb e terabyte di archivio cloud.
Ripetiamo a beneficio dei più qualche regola di base per chi volesse proporre un portfolio a una galleria fotografica. E’ come andare a un colloquio di lavoro o a discutere la tesi di laurea: parafrasando Oscar Wilde non esiste una seconda possibilità di fare una prima buona impressione.

1. Chiedete un incontro invece di presentarvi in galleria senza appuntamento e scocciarvi visibilmente se non si ha tempo di ricevervi; la scritta “entrata libera” in vetrina è per i clienti;

2. Se chiedete un incontro via e-mail l’agenda è quella del gallerista, non la vostra.  E se, come spesso accade, fate anche altri lavori evitate vi prego risposte come quelle che segue, ad agosto nessun gallerista vi darà mai un appuntamento:

Buongiorno, mi spiace non aver risposto prima ma non mi ero accorto di aver raggiunto il limite della mailbox e solo dopo aver cancellato gran parte di email mi sono arrivate le ultime (compreso la Vostra). Purtroppo Vi devo chiedere se non è un problema organizzare l’incontro ad agosto in quanto questo mese non potrò avere una mattina libera a lavoro per vari motivi. Spero capiate la situazione ed in attesa di ricevere una Vostra risposta vi auguro una piacevole giornata;

3. Presentate uno/due lavori, massimo venti foto. Vi assicuro che è sufficiente. L’archivio dagli anni ’90, e voi siete nati nel 1983, solitamente non nasconde tesori;

4. Rispondere alla domanda “come nasce questo lavoro?” non è difficile. Lasciate perdere vi prego le esigenze emotive e le tragedie esistenziali, tutti hanno passato momenti bui ma non per questo hanno ritratto compulsivamente coppie di sposi cinesi a Venezia magari con l’acqua alta.

5. Rispondere alla domanda “cosa vuoi fare di questo lavoro?” implica saper mentire bene. Per questo preparatevi! Il colloquio è un gioco delle parti e la galleria sa benissimo che il fotografo vorrebbe organizzare una personale di almeno tre mesi con foto 2mt x1mt, inaugurazione con cinquecento persone, dj-set e articoli a tutta pagina. Ma non esagerate: le gallerie non possono sostenere costi di stampa, passe-partout, cornici, e catalogo di cinquecento pagine con introduzione di Hans Ulrich Obrist. E dichiarare che non avete un soldo non commuove il vostro interlocutore. Evidenzia solo che le le vostre fotografie non si vendono.

Se poi avete coraggio da vendere e siete davvero sfacciati ispiratevi a Giotto che ha messo Enrico Scrovegni alla sinistra della Croce nel dipinto della omonima Cappella: dopo aver convinto il gallerista del vostro talento, provate a discutere prezzo, soggetto e presenza in scena del vostro committente. Dopotutto il mecenatismo, si sa, è nato a Milano.

PC

Se dopo aver letto questo post volete ancora sottoporci i vostri lavori significa che vi meritate un appuntamento. Scrivete a portfolio@expowallgallery.com

ISTANTANEITA’ E RIFLESSIONE

In un recente articolo per Internazionale Will Hutton, scrittore e giornalista – è stato direttore del settimanale The Observer –  affronta un tema molto interessante:  la connettività esasperata sta trasformando addirittura la struttura del nostro pensiero?

Accanto alle opportunità immense che offre la rete, il pericolo starebbe nella scarsa propensione alla riflessione. “L’istantaneità – dice Hutton – è il nuovo dio: istantaneità di presenza, comunicazione e risposta. Quale profondità di pensiero può esserci dietro delle risposte così veloci? Non si può fare altro che riproporre opinioni preesistenti e affidarsi a reazioni istintive”.

Le citazioni nell’articolo sono due: Tim Berners-Lee, l’uomo che ha inventato il world wide web, e il premio Nobel di una quindicina di anni fa Daniel Kahneman. Il primo sostiene che” […] in un mondo veloce e senza troppa riflessione, i tweet sono diventati un veicolo per la rabbia”.  Una sorta di veicolo di sfogo per il diffuso livore metropolitano. Le teorie di Kahneman, con esemplare chiarezza esposte nel suo classico Pensieri lenti e veloci, riguardano il funzionamento del cervello umano, basato su due sistemi differenti: il sistema 1, quello della reattività ed istintività per contrastare i pericoli, e il sistema 2 più lento, riflessivo e deliberativo.Will Hutton sostiene che oggi siamo così bombardati da stimoli da essere quasi costretti a fare affidamento compulsivamente sul sistema 1: c’è meno spazio per la riflessione, in sintesi estrema il sistema 2 soccombe.

E la fotografia? Qui viene il bello!

Siamo cresciuti da bambini con la contrapposizione tra foto elaborata e quella appunto istantanea, la foto in cui ci si mette in posa rispetto a quella schietta e immediata: la foto finta rispetto a quella vera. E i nomi ci hanno accompagnato: la Inst-amatic ieri e oggi Inst-agram.
Berengo Gardin, pur rigettando l’inutile polemica tra analogico e digitale, sostiene che la vera ragione per cui diffida del digitale è che si possono scattare troppe foto senza pensare, senza elaborare un’idea di stile. E guardando qualcuno degli oltre 250 miliardi di scatti fotografici presenti su Facebook il dubbio sorge davvero spontaneo: e il pensiero? Non esiste una risposta ovviamente se non individuale. Ma penso che chi ama la fotografia debba porsi il fine di promuovere, nelle forme in cui gli è possibile, una piccola cultura della riflessione.

Hutton conclude così: “I social network stanno cambiando le regole. Insegnando che abbiamo bisogno di più tempo per pensare e più spazio per essere seri”. Vale anche per le fotografie.

AM

Milano ha bisogno di essere raccontata con la fotografia

Lo sostiene la curatrice dello spazio virtuale e reale di Expowall, nato come photoblog di Expo e rapidamente passato da luogo virtuale a luogo fisico. Pasquale Maria Cioffi ha parlato del progetto con Pamela Campaner, anticipando uno dei temi che saranno al centro dei prossimi appuntamenti con la lezione di Expo. [www.ferpi.it]


Leggi l’intervista


Photo courtesy Matteo Cirenei, Marco Introini, Marco Menghi, William Batsford

 

Riflessione sociale sull’uso della fotografia ai tempi di Expo

Per quelle strane combinazioni, nel 1974 escono contemporaneamente il grande saggio di Pierre Bourdieu e Luc Boltanski Un art moyen: essai sur les usages sociaux de la photographie, una profonda riflessione sull’uso sociale della fotografia, e una piccola canzone nel primo disco inciso da Paolo Conte Tua cugina prima, una piccola canzone appunto, ma con un contenuto ironico che porta riflettere…sugli stessi argomenti affrontati dai citati sociologi francesi.

 

Vieni, facciamo ancora un’altra foto
col colombo in man’,
così, sorridi bene senza smorfie,
lo sguardo fisso su di me
mentre conto fino a tre,
sarai contento quando poi
tua cugina lo vedrà
che a Venezia siamo stati anche noi.

Tua cugina prima è stata a Roma
e ce lo fa pesar,
e sì viaggiar si deve disse un giorno,
e sbottonandosi il paltò
tutto il viaggio raccontò,
quando descrisse anche il bidet
ci siam sentiti come due pezze da piè.

 

Naturalmente queste parole sono di Paolo Conte.

Pensavo a queste cose mentre guardavo le fotografie da Instagram dopo un mese e poco più di Expowall. Certo, questi ragionamenti possono farsi su tutte le esperienze di strumenti come Instagram, ma l’unicità di Expo 2015 rende la riflessione più specifica.Le migliaia di scatti su Expo, sembrano soddisfare a un unico paradigma: dimostrare che “c’ero anch’io”, altrimenti mi sentirei una pezza da piè….

Con qualche lodevole eccezione, la stragrande maggioranza scatta foto di testimonianza di presenza: l’esterno dei padiglioni, l’amica, l’amico, la mamma, il cognato. Scontato, direte voi: ma se invece di essere dotato di un obiettivo, il telefonino fosse dotato di uno specchio? Fuor di metafora, e se L’Expo fosse davvero soprattutto forma (Expo è bello, certamente, ma avete sentito qualcuno dire Expo è interessante?) cosa altro avrebbero da fotografare i nostri eroi se non la forma e la testimonianza di esserci stati?

Anche da questo punto di vista Expowall mi sembra un’idea stimolante.

AM


Photo di copertina courtesy @frannalima

 

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