Salvare l’ora

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Giovanni Chiaramonte, Salvare l’ora

prevendita copia firmata

240 pagine con 63 immagini a 4 colori con vernice

formato cm 16×22

cartonato


Produzione Edizioni Postcart srl Via Prenestina 435 Roma 00177 +39.062591030 www.postcart.com

© 2018 Postcart per il presente volume Tutti i diritti riservati

© Umberto Fiori per il suo testo

© Giovanni Chiaramonte
per i suoi testi e per le immagini

Progetto grafico Andrea Lancellotti

Redazione Laura Geronazzo

Scansioni Mario Govino, Studio GM

Stampa e legatura Grafiche Aurora, Verona

Prima edizione italiana: novembre 2018 ISBN 978-88-98391-82-0

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Umberto Fiori | Immagini scritte

Per anni, da Giovanni Chiaramonte mi sono arrivate molte splendide immagini, nelle quali mi sono di volta in volta immerso e direi sprofondato, per cercare le parole che in loro fermentavano. Di recente, invece di una nuova serie di fotografie, ho cominciato a ricevere da lui un’affascinante sfilata di brevissime, fulminee poesie. La cosa mi ha sorpreso, ma non più di tanto: sapevo bene, per esperienza diretta, che la visione di Giovanni è segretamente, direi pudicamente animata di parole.

Con la loro misura metrica, le poesie di Salvare l’ora rinviano alla forma giapponese dell’haiku (già ripresa in Italia tra Ottocento e Novecento da diversi poeti; un nome per tutti: Andrea Zanzotto). Negli haiku giapponesi, però, a dominare sono in genere gli elementi del mondo, presentati con distacco turbato, con palpitante ritegno. A dispetto di quello che la sua caratteristica tripartizione potrebbe far pensare, lo haiku giapponese rifugge dal ragionamento. Montagne, fiumi, fiori, animali, stagioni vi si presentano come enigmi “naturali”, che sfidano la parola. In questi brevissimi componimenti di Chiaramonte, invece, a prevalere (soprattutto nei primi testi della serie qui presentata) è la riflessione, la meditazione in forma di aforisma. I termini ricorrenti sono tempo, spazio, universo, abisso, nulla, Dio, infinito, silenzio. E poi ancora cuore, anima, ombra, pensiero, respiro, luce. E, naturalmente, sguardo:

 

Lo sguardo chiama

L’infinito ci ascolta

Si fa trovare

Qui si ha l’impressione di avere di fronte un’esposizione lampante della poetica del fotografo. Lo sguardo non è passiva ricezione dei dati del mondo, loro fredda registrazione: lo sguardo chiama, è una voce. L’infinito (sul quale Giovanni ha a lungo meditato e scritto) non è un elemento tecnico, ottico, della visione: è ascolto di quella voce che lo sguardo è; anche qui, non un ascolto passivo, un meccanico udire, ma un accogliere, un farsi trovare. L’occhio cerca, chiama; l’infinito gli risponde, gli corrisponde per sua benevolente, misteriosa, altissima disposizione.

A poco a poco, nella raccolta, affiorano (come nell’haiku giapponese) le parvenze del mondo: ecco la pioggia, le nuvole, l’azzurro, la neve, un sentiero, degli alberi, un gelsomino, un merlo (unica presenza animale), case, vetri, gocce, asfalto, brezza, mare, sabbia, conchiglie… Ma noi ora sappiamo, sentiamo, che queste figure nascono dall’ascolto che l’infinito dà allo sguardo. Come nella fotografia di Giovanni. Qui però il visibile – il visibilio – ha trovato una lingua; la voce dello sguardo parla italiano. È come se Chiaramonte ci rivelasse la parola che tace al fondo delle sue immagini. Una parola che chiama, che invoca, che si sporge oltre se stessa, cercando il proprio limite. Cosa c’è, oltre quel limite?

 

Umberto Fiori, settembre 2018

Giovanni Chiaramonte nasce nel 1948. La sua opera si genera nell’estetica teologica di R. Guardini, H. U. von Balthasar e in quella della Chiesa d’Oriente incontrata in P.Evdokimov, O. Clément, A. Tarkovskij ed ha come tema principale il rapporto tra luogo e destino della civiltà occidentale, nel segno dell’infinito che si apre nel tempo istantaneo proprio della fotografia. Tra le sue opere: Giardini e paesaggi, 1983; Terra del ritorno, 1989; Penisola delle figure, 1993; Westwards, 1996 e 2013; Milano. Cerchi della città di mezzo, 2000; In corso d’opera, 2000; Pellegrinaggi occidentali, 2000; Frammenti dalla Rocca, 2002; Abitare il mondo. EuropE, 2004; Attraverso la pianura, 2005; Senza foce, 2005; Come un enigma_Venezia, 2006; Nascosto in prospettiva,2007; In Berlin, 2009; L’altro_Nei volti nei luoghi, 2010; E.I.A.E._Et In Arcadia Ego, 2012; Via Fausta, 2012; Interno perduto, 2012; Piccola creazione, 2012; Westwards, 2014; Jerusalem_Figure della Promessa, 2015; La misura dell’Occidente. Viaggio nella rappresentazione, con A. Siza, 2015 e 2018; The Evolving European City, 2015; Ultima Sicilia, 2016.Nel suo percorso espositivo si segnalano le mostre personali alla Biennale di Venezia nel 1992, 1993, 1997 e 2004 e alla Triennale di Milano nel 2000, 2009 e 2011. Ha fondato e diretto collane di Fotografia per Jaca Book, Federico Motta Editore, S.E.I., Edizioni della Meridiana, Ultreya/Itaca.Insegna Storia e Teoria della Fotogra- fia allo IULM e alla NABA di Milano.

 

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