Bookcity Milano 2016: la fotografia come racconto

Di Laura Davì

I libri sono pronti a invadere pacificamente la città: da oggi al 20 novembre 2016 Milano torna a essere la città del libro, “Book City”.

La Galleria Expowall, che sta per compiere il suo primo anno di vita, contribuisce con due iniziative ad arricchire il tema dello Sguardo, una delle 10 sezioni tematiche di Bookcity Milano 2016.
Pamela Campaner e Alberto Meomartini tornano a portare le fotografie oltre i muri della loro galleria, in piena sintonia con l’intento di Bookcity di occupare la città, anche nei suoi luoghi meno convenzionali, con presentazioni, letture ad alta voce, mostre, spettacoli, incontri e dialoghi.
Il fotografo Nicola Carignani dialogherà il 19 novembre alle 17 con Ivanmaria Vele del libro Obtainium nel bellissimo spazio della Stamberga, Bookstore Poetic Library di via Melzo 3, dove viene esposta per l’occasione una selezione di 18 stampe incorniciate.
Il libro raccoglie le storie degli strani personaggi fotografati da Carignani nel deserto di Joshua Tree, tra California e Arizona, perché possano essere raccontate e conosciute oltre che viste. Perché il lavoro fotografico nasce insieme alla necessità del racconto di questo mondo particolare che vive di Obtainium, una lega metallica immaginaria ottenuta dalla fusione di oggetti abbandonati con oggetti provenienti dai mercatini dell’usato. E come ci dice Nicola Carignani, anche il libro è in Obtainium: la carta è quella che era già presso la legatoria e le cover sono state rivestite di scampoli di tela finché ce ne sono stati, poi sono di nudo cartone. (Ecco il perché delle copertine diverse). Il libro, in 350 copie numerate e firmate, è edito da Expowall.
Il 19 e il 20 novembre alle 15 e alle 16 si varcano invece le porte del Teatro Franco Parenti dove, nel Foyer Alto, la galleria Expowall presenta “Il silenzio della parola, il rumore della carta”, progetto del fotografo Giulio Cerocchi che prende vita con i reading letterari di Paola Campaner.

Loredana De Pace, curatrice della mostra, ci parla della relazione che si intreccia nasce e permane con le pagine dei libri e coi libri stessi che leggiamo. Un libro viene metabolizzato anche a nostra insaputa, dice. E racconta della nuova scelta che il fotografo ha fatto, con la decisione di fotografare i suoi libri, raccontandoci così il suo percorso di formazione. Una mostra che richiede intimità, avvicinamento, relazione: perché solo da vicino si vede l’età delle coste dei libri e si notano i due centimetri di costa di libro vero che dà una sorta di straniamento surrealista con la sua tridimensionalità. E la serie di titoli stimola il pensiero, provoca curiosità. Il libro in evidenza sarà il preferito dell’autore? O il prossimo che leggeremo noi spettatori?
Laura Davì

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